Descrizione
Giovedì 9 aprile, alle ore 15 in Via 4 Novembre a Donoratico, si è svolta l’inaugurazione ufficiale delle attività e l’intitolazione del Capannone "Enzo Chioini".
L’immobile, sottratto alla criminalità organizzata ai sensi del Codice Antimafia, rinasce oggi come spazio dedicato ai servizi sociali e al lavoro inclusivo.
L’evento ha visto la partecipazione di alte cariche istituzionali e rappresentanti del mondo dell'associazionismo: oltre alla Sindaca Sandra Scarpellini, erano presenti il Prefetto di Livorno Giancarlo Dionisi e il Presidente della Regione Eugenio Giani. A concludere la cerimonia l’intervento di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha partecipato anche allo svelamento delle targhe, momento che sancisce formalmente la nuova identità del bene.
Il capannone di via 4 Novembre a Donoratico rappresenta molto più di un semplice edificio: è un bene sottratto alle logiche della criminalità e restituito alla collettività, un simbolo tangibile di giustizia e di riscatto. Restituirgli vita vuol dire restituire dignità, possibilità e futuro a un territorio che, pur ricco di risorse e di legami comunitari, si trova oggi a dover affrontare nuove forme di fragilità e disuguaglianza.
Partiamo dall’inizio. Era il 2019 quando il capannone veniva confiscato alla criminalità organizzata. Nel novembre 2021, con il trasferimento da parte dell’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, l’immobile diviene patrimonio del Comune di castagneto Carducci. Grazie ad importanti finanziamenti regionali e all’approvazione del progetto PNRR Green Communities (Misura 2, componente 1, investimento 3.2), nel 2022 inizia la fase di progettazione tecnica che culmina nel 2023 con l’avvio del cantiere. Inizia così il percorso di coprgrammazione e coprogettazione, che apre una fase di confronto e condivisione con gli enti del terzo settore per individuare le necessità della comunità e le possibili destinazioni d'uso del bene. Ad inizio dello scorso anno si sono conclusi i lavori di ristrutturazione e si è passati all’individuazione dell'Ente gestore e all’approvazione del piano di utilizzo del bene confiscato. Oggi siamo qui a vedere rinascere questa struttura: da bene confiscato a bene comune, uno spazio dedicato ai servizi sociali e al lavoro inclusivo.
“Questo capannone è la dimostrazione che con impegno e lavorando insieme, possiamo realizzare sogni. Era la rappresentazione della negatività; adesso è bello e soprattutto utile. Su quell’immobile ci saranno le targhe che raccontano cosa era e in che modo è stato trasformato, ma dal oggi in poi non parleremo di ciò che era, ma di ciò che sarà. Mensa e servizi per le persone più deboli partiranno e cresceranno nel tempo, ricordandoci coi fatti come la realtà si può trasformare in meglio” commenta la Sindaca Sandra Scarpellini “Il capannone porterà il nome di Enzo Chioini, fondatore del presidio di Libera Rossella Casini, di Castagneto e San Vincenzo, uomo sempre impegnato nel tessere relazioni sociali e stringerne le maglie, per non perdere nessuno. Ci ha sospinto per arrivare alla meta e ora ci arriviamo con lui”.
“Un intervento pubblico potente, dove istituzioni, maestranze, associazioni hanno dato il meglio di quanto una comunità possa esprimere” ha commentato il Vice Sindaco Valerio di Pasquale “Abbiamo lavorato in prospettiva, pensando a ciò che Il “capannone” avrebbe potuto accogliere. Consegniamo questa opera pubblica con la consapevolezza di essere riusciti a realizzare quello che è l’essenza e il valore della rigenerazione urbana”.
Il Capannone ospita attività e servizi volti al sostegno delle fragilità e alla promozione del lavoro inclusivo, in una visione che mette al centro il lavoro come riscatto e inclusione sociale. Una parte dello stabile è infatti dedicato alle attività gestite dalla cooperativa Convoi: il laboratorio Bella Storia, che rappresenta un’esperienza consolidata di inclusione, si articola attraverso tre laboratori – Gadget, Podcast e Backstage –, pensati come spazi socio-occupazionali capaci di coniugare formazione, produzione culturale e contrasto allo stigma verso la disabilità. Questa esperienza è integrata alle altre attività: la Riciclo Officina, che promuove la cura e l'autoriparazione delle biciclette incentivando il riutilizzo di mezzi dismessi, Attacca Bottoni un progetto di sartoria e riuso di abiti di seconda mano e una Web Radio. L’integrazione di tutte queste attività rendono il capannone un laboratorio diffuso, dove i partecipanti possono sperimentarsi in più ambiti: sartoria, comunicazione, artigianato del riuso. Il passaggio dei ragazzi tra le diverse aree consente di valorizzare abilità individuali, stimolare curiosità e rafforzare l’autodeterminazione. Il capannone rappresenta un ambiente di crescita a 360 gradi: non solo luogo di servizi, ma officina sociale di cittadinanza attiva, dignità e lavoro.
All’interno del capannone ha trovato il giusto spazio anche la mensa "Madre Teresa di Calcutta", realizzata anche con il sostegno della Fondazione Fiorenzo Fratini ETS e gestita dalle Opere San Bernardo Abate, in collaborazione con la Caritas parrocchiale e la San Vincenzo de' Paoli. Si tratta di un riallestimento di un servizio già presente sul territorio, che è stato ripensato in spazi più adeguati, funzionali e accoglienti. L’obiettivo non è soltanto quello di distribuire pasti a chi vive condizioni di fragilità economica, ma di offrire un luogo dignitoso in cui il gesto quotidiano del mangiare insieme diventa occasione di relazione, sostegno e inclusione. Il nuovo allestimento consente infatti di affiancare alla distribuzione tradizionale, anche la consumazione in loco, creando così un ambiente caldo e familiare in cui le persone possano sentirsi accolte.
Sono stati poi allestiti uno spazio per la distribuzione di abiti usati e l’emporio sociale alimentare, a cura delle Opere San Bernardo Abate; non solamente un luogo di distribuzione, ma un ambiente accogliente e ordinato, capace di ricreare l’esperienza positiva e familiare del supermercato, pur all’interno di un contesto di sostegno sociale. In questo modo, anche chi si trova in difficoltà economica può vivere l’accesso ai beni di prima necessità in maniera rispettosa e non stigmatizzante. E’ da sottolineare il valore educativo e occupazionale dell’emporio, la sua gestione offre spazi e tempi di lavoro per l’inserimento di giovani e adulti con disabilità o fragilità sociali. L’emporio solidale diventa così non solo risposta a un bisogno materiale, ma anche opportunità di crescita personale e professionale per chi vi partecipa.
All’interno del capannone si trova anche lo sportello per la prevenzione dell’usura e del sovra indebitamento della Confraternita della Misericordia di Castagneto Carducci; un servizio prezioso per il territorio, svolto in convenzione con la Fondazione Toscana per la Prevenzione dell’Usura, che fornisce ascolto, orientamento e supporto a persone e famiglie in stato di sovra indebitamento.
Infine, una parte dello stabile è dedicato alle attività della Società della Salute Valli Etrusche, che qui ha attivato un Centro servizi - Stazione di Posta. Si tratta di un’azione prevista sia nel Piano povertà che nel PNRR Missione 5 - linea 123, che si traduce in un luogo di accoglienza per persone in situazioni di marginalità; dove un equipe multidisciplinare - assistenti sociali, psicologi, educatori – accolgano gli utenti per capire i loro bisogni per poi indirizzarli ai servizi necessari. Gli utenti qui hanno la possibilità di depositare gli effetti personali e di usarlo come fermo posta per ricevere comunicazioni o attivare i primi documenti anagrafici. Il Centro servizi è anche collegato agli appartamenti del progetto Housing first, per l’accoglienza di persone senza dimora.
L’integrazione delle varie attività all’interno del capannone con la rete di servizi della Società della Salute garantisce continuità con i servizi sociali e sanitari, rendendo il capannone un luogo in grado di connettere sostegno materiale, accompagnamento socio-educativo e interventi di prevenzione.
La vicepresidente Mia Diop ha così commentato l’avvio delle attività che saranno ospitate nel capannone sottratto alla criminalità: “La lotta alla mafia non è solo contrasto, significa trasformare beni sottratti all’illegalità in opportunità concrete per la comunità. Questo spazio diventa oggi un luogo di crescita, inclusione e servizi, in linea con le politiche di rigenerazione del territorio. Ogni mattone racconta un futuro diverso per chi vive situazioni di bisogno. È la prova che, quando istituzioni e società civile lavorano insieme, il welfare territoriale diventa realtà”.
“Restituire questi spazi alla comunità in cui insistono non è solo un segnale concreto contro la criminalità, ma un impegno verso chi è più fragile”, ha affermato il presidente Eugenio Giani, evidenziando l’importanza di promuovere lavoro e inclusione sociale attraverso iniziative locali: “Si tratta di un intervento di grande rilevanza e soprattutto di grande prospettiva in quanto La Regione ha svolto e sta svolgendo un ruolo determinante, contribuendo all’erogazione del contributo economico e sostenendo concretamente la realizzazione dell’intervento”.
“Oggi qui rappresento un Noi, solo unendo le forze diventiamo La Forza – ha dichiarato Don Luigi Ciotti di Libera nel suo intervento-. In Toscana sono 298 gli immobili confiscati e già destinati ad un riutilizzo, un segno tangibile di lotta alle mafie e alla criminalità. Un lavoro importante che la Regione Toscana porta avanti. Questo capannone, che porta il nome di Enzo Chioini, mette insieme l'idea di giustizia, speranza e di relazioni; qui tante realtà, in modi diversi, ridanno vita a questa struttura. L'avvenire è guardare oltre le nebbie del presente, l'avvenire è dove noi scegliamo di andare, un tempo dove camminare insieme con fiducia e coraggio. Da qui alziamo il nostro grido perchè si possa davvero voltare pagina”.
L'amministrazione ringrazia per il contributo di Unicoop Etruria, Conad Donoratico e Terre dell’Etruria e tutte le associazioni che hanno partecipato a questo importante progetto.
Regione Toscana
